31.10.2006

servizio civile a Stoccarda — il contesto

servizio civile volontario internazionale all’enaip

C O S T R U I R E   U N   E U R O P A   S O L I D A L E

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la Germania — il contesto dell’intervento progettuale

La situazione dell’emigrazione italiana in Germania, per le sue dimensioni, per la sua storia e per il contesto socio-economico locale, presenta in modo più marcato che altrove i segni della sofferenza e della problematicità che hanno accompagnato il processo di familizzazione della comunità italiana in atto dalla metà degli anni ‘70. Ne sono testimonianza la significativa presenza di bambini italiani nella Förderschule, un livello relativamento basso livello di titoli di studio acquisiti, l’alto tasso di disoccupazione sia giovanile che totale, preoccupanti fenomeni di devianza e microcriminalità giovanile. Sono tutti fenomeni che denotano una fragilità sociale che entra profondamente dentro le famiglie e che evidenziano, tra l’altro, la debolezza educativa di queste ultime.

Questi giovani genitori — figli di un’emigrazione che in Germania si è definita quasi esclusivamente attorno al suo ruolo professionale e lavorativo ed ha sviluppato ben poche altre competenze, e non ha ancora del tutto imparato a superare i confini stretti del mercato del lavoro per entrare nei processi di evoluzione e promozione sociale e culturale di una società già per se stessa difficile, come quella tedesca — hanno bisogno di aiuto per affrontare le sfide poste dal futuro dei loro figli.

La collettività italiana in Germania è la più numerosa d’Europa (sono 530.000 gli italiani residenti in territorio tedesco, vale a dire il 17,2% dell’insieme dei nostri connazionali all’estero). Ricordiamo che il 12 dicembre 2005 è stato commemorato il cinquantenario della firma dell’accordo italo-tedesco per il reclutamento di manodopera, che ha portato al trasferimento di migliaia di italiani.

Gli italiani emigrarono in Germania già dalla fine dell’Ottocento per lavorare nella costruzione della prima ferrovia della Foresta Nera. Oggi, dal punto di vista culturale, si assiste al progressivo affermarsi di iniziative volte all’integrazione delle minoranze, che spesso tendono alla loro completa assimilazione, a scapito del mantenimento delle identità di origine, inclusa la comunicazione nella lingua madre all’interno delle singole comunità. Così si registra il disimpegno di diversi Länder nei confronti dei corsi di lingua madre straniera nelle scuole, nonché nei confronti degli organi di informazione delle collettività immigrate. Eppure, secondo testimonianze attuali, gli italiani mantengono comunque un forte senso d’identità culturale.

La presenza italiana in Germania non è omogenea. Difatti non tutte le regioni tedesche sono state raggiunte dai nostri connazionali contemporaneamente. Tuttavia col trascorrere del tempo, la Germania è stata “scoperta” dal Meridione al Settentrione. Inoltre, in un primo momento, sono state scelte le città più grandi; solo in un secondo momento anche i centri più piccoli. Ma l’esodo degli emigranti italiani è stato anche trainato dagli accordi bilaterali stipulati tra i due paesi, i quali hanno prodotto concentrazioni regionali di singole comunità (come nel Baden Württemberg).

Anche a livello locale, è possibile trovare dei raggruppamenti etnici, in primo luogo perché gli immigrati prediligono i luoghi in cui sia accertata la presenza di conterranei; in secondo luogo perché, talvolta, le grande industrie preferiscono assumere lavoratori stranieri di uno stesso paese (come, ad esempio, la Volkswagen e la Opel). Come si evince dallo studio condotto dai ricercatori dell’IREF in “Giovani oltre confine” (Carocci 2005), nello specifico, è possibile individuare quattro caratteristiche della comunità italiana in Germani:

  • Molta dell’immigrazione italiana può essere definita come un’immigrazione “organizzata”. In particolare, fra gli anni ‘50 e ‘70, una quota ragguardevole d’immigrati di prima generazione sono giunti nella Repubblica Federale di Germania, in seguito ad accordi bilaterali stipulati fra i due paesi. Ovviamente, venivano richiesti quasi esclusivamente lavoratori di sesso maschile. Ciò ha determinato che attualmente il rapporto uomo/donna italiani è di 10 a 1.
  • Sebbene vi sia una consistente collettività di italiani che risiede da molti anni in Germania, l’immigrazione italiana si è a lungo contraddistinta per il suo carattere di pendolarismo. Tale opportunità e peculiarità ha influito su molti aspetti della realtà quotidiana dei nostri connazionali: sullo studio, sull’occupazione, sui rapporti interpersonali con gli autoctoni, sulle aspirazioni e sulle loro prospettive future.
  • Quando gli italiani si spostano, emigrano di solito verso luoghi in cui è già presente una fitta rete di amici e parenti. Tale rete rappresenta un alto potenziale di capitale sociale, particolarmente prezioso in una realtà d’emigrazione.
  • I giovani italiani riscontrano particolari difficoltà nel seguire i percorsi formativi tedeschi. La maggior parte di essi hanno qualifiche basse e medio-basse. Ciò comporta che molti immigrati italiani (e i loro discendenti) siano occupati nel settore secondario o nella ristorazione; pochi sono gli occupati nel terziario avanzato. Non mancano, tuttavia, piccoli imprenditori che diffondono l’italian style, soprattutto attraverso la ristorazione, ma anche gestendo negozi di moda o di alimenti tipici italiani.

In Germania le ACLI contano circa 3.000 iscritti ed una ventina di circoli. Attivi e riconosciuti sono il Patronato ACLI e l’ENAIP. Molte sono le donne coinvolte nelle attività e numerosi i giovani - soprattutto nelle regioni del Nord Reno-Vestfalia, del Baden-Wuerttemberg ed in Baviera. Le ACLI in Germania sono affiliate, fin dal loro nascere, alla KAB (il movimento cattolico dei lavoratori tedeschi) e fanno parte, di diritto, della sua Presidenza; inoltre, nel loro insieme di Movimento e Servizi, sono considerate anche dai cittadini tedeschi un elemento fortemente educativo e di promozione e difesa dei diritti dell’emigrazione, nonché elemento trainante anche per altre associazioni di migranti con le quali collaborano per costruire una società multietnica e multiculturale. Nella realtà tedesca, la Chiesa locale riconosce alle ACLI un ruolo considerevole ed anche l’associazionismo tedesco, in particolare quello cattolico come la KAB, considera le ACLI come una presenza significativa per quella capacità di essere “ponte” tra la realtà emigrata e la società di accoglienza.

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