il dossier sul Servizio Civile Nazionale
C O S T R U I R E U N E U R O P A S O L I D A L E

La cittadinanza attiva
Da Apprendista a Maestro. L’operatore Locale di Progetto (OLP)Presidenza del Consiglio dei Ministri — Ufficio nazionale per il Servizio Civile
Il Servizio civile come rapporto fra Stato e organizzazioni di baseL’impegno del SCN è per i giovani un momento forte di passaggio verso una partecipazione attiva alla vita sociale e civile. Spesso si rivela come il primo impegno diretto a dare risposta ai bisogni di soggetti non riconducibili alla cerchia familiare o amicale(6). Questa esperienza è vissuta all’interno di un organismo o ente, pubblico o privato, avente per mission proprio il dare risposte ai bisogni collettivi, e perciò riconosciuto e accreditato dallo Stato (dall’UNSC o dalle Regioni).
Il giovane, di conseguenza, si confronta con due culture: quella dello Stato, che lo pone, forse per la prima volta dopo gli obblighi scolastici, in una dimensione di scambio verso la società, e la cultura dell’organizzazione in cui s’inserisce, “strumento” dello Stato, in una logica di sussidiarietà, ma dotato di una propria e originale vision della società e della cittadinanza.
Ma qual è il concetto di cittadinanza da cui possiamo partire oggi?
«Secondo il sociologo T. H. Marshall la cittadinanza si compone di tre momenti: la cittadinanza politica, che corrisponde al riconoscimento di eleggere i propri rappresentanti negli organi dello Stato; la cittadinanza civile che coincide per lo più con la capacità di agire, vale a dire la possibilità di stipulare contratti e di vincolarsi a impegni e prestazioni nei confronti di altri soggetti, attraverso il proprio consenso; la cittadinanza sociale che designa l’insieme di aspettative che ciascun cittadino rivolge allo Stato per ottenere le garanzie di sicurezza nella vita e nel lavoro, che diano dignità e libertà all’esistenza individuale».
Le organizzazioni del Terzo settore, ambito principale di applicazione del servizio civile, e centrate sulla figura del volontario, sono già attente - nei territori e ambiti progettuali loro propri - a dare senso a questa cittadinanza:
«Il cittadino volontario, cosciente di dover spesso raccogliere le dure conseguenze delle numerose lacune del sistema sociale, sa di poter impegnare la propria cittadinanza civile per ridare efficacia e funzionalità alla cittadinanza sociale offerta alla propria comunità locale, attraverso una rivalutazione e un rinnovamento della cittadinanza politica sul territorio e nel paese»(7).
Il servizio civile volontario supera la dimensione dell’obbligo di legge nel rispondere ai doveri sociali (come è stato per l’obiezione di coscienza) e s’inserisce in questo quadro, tipico degli organismi di volontariato:
« [...] l’istituzione del servizio civile nazionale su base volontaria tocca criticamente l’assetto variabile ed in crisi della cittadinanza, perché l’adempimento dei doveri di solidarietà, che è una delle basi su cui la Costituzione fonda lo status di cittadino, diventa oggetto di una scelta libera e consapevole, sicché la costruzione della cittadinanza si svela in un momento ascendente (dalla scelta del soggetto deriva l’adempimento del dovere e perciò la stessa esistenza del dovere) che è l’esatto contrario del movimento discendente che caratterizzava servizio militare e servizio civile [nell'obiezione di coscienza, ndr]: dall’esistenza del dovere deriva la necessità del suo adempimento per mezzo di una scelta volontaria del soggetto fra due possibili alternative. [...] Il modello del servizio civile non può non ruotare intorno alla dimensione dello scegliere liberamente e consapevolmente di servire la Repubblica e perciò costruire un nuovo modello di cittadinanza. [...] Si ha la sensazione di essere davanti ad un mutamento irreversibile del rapporto fra collettività, individui, difesa del territorio e cittadinanza»(8).
Questa dimensione, capace con la sua spinta di permeare la visione d’insieme, è stata recepita nella sentenza n. 500 del 1993 della Corte Costituzionale. In essa si può trovare l’indicazione degli spazi nei quali si esprimono le potenzialità del servizio civile. Quelli in cui il principio di solidarietà si declina secondo una visione che, ” andando oltre i tradizionali schemi di beneficenza e assistenza, e superando l’ancoraggio ai doveri ed agli obblighi normativamente imposti, costituisce, per un verso, un modo per concorrere a realizzare quella eguaglianza sostanziale che consente lo sviluppo della personalità, cui si riferisce il secondo comma dell’art. 3 della Costituzione, mentre, per altro verso, mira ad ottenere - non solo dallo Stato, dagli enti e dalle sempre più variegate realtà delle formazioni sociali, bensì da tutti i cittadini - la collaborazione per conseguire essenziali beni comuni quali la ricerca scientifica, la promozione artistica e culturale, nonché la sanità “.
La figura dell’OLP, o in generale dell’operatore dell’ente del servizio civile, è quindi centrale non solo nel garantire al giovane volontario l’apprendimento del servizio (la professionalità del servizio) ma, come primo interfaccia dell’ente, egli è responsabile di testimoniare il modello di cittadinanza attiva che l’organizzazione interpreta nel suo scopo sociale, come risposta ai bisogni di cittadinanza del suo territorio. L’ente di servizio civile si pone come filtro, attraverso cui il giovane impara a leggere la realtà sociale per dare, supportato, una personale risposta ai problemi, alle contraddizioni ed ai conflitti:
«Attraverso le reti associative, e i molteplici rapporti che intercorrono tra le associazioni, tra associazioni e altri soggetti della società civile, tra associazioni, attori politici e istituzioni pubbliche, la dotazione di capitale sociale di una società locale tende a crescere e a rafforzarsi. I giovani possono in tal modo fare esperienza di cittadinanza attiva, entrando in rapporto con le istituzioni della società, imparando a dialogare con il mondo esterno, acquisendo disposizioni che favoriscono la socialità allargata e la partecipazione in senso lato politica. In questo modo, hanno la possibilità di partecipare a quel «processo di continua elaborazione di campi attrezzati di interazione cooperativa», che costruisce l’organizzazione sociale(9). Inoltre, la contiguità tra alcune forme e dimensioni esperienziali del volontariato giovanile e i movimenti sociali(10) può essere vista come una forma più esplicita di collegamento tra associazionismo e sfera politica. Anche se eventualmente in forme conflittuali, queste esperienze contribuiscono a loro volta all’organizzazione sociale.» (11)
Concludiamo con le parole del già citato E. Rossi, che possono aiutare a cogliere l’originalità del servizio civile, per sottrazione, cioè riconoscendo ciò che il servizio civile non è, ma anche per affinità, richiamando gli elementi comuni con le altre modalità di essere attori giovani della società civile:
«Ciò che è chiaro, ad ora, è ciò che il servizio civile non è: non è volontariato, perché se fosse volontariato non vi sarebbe bisogno di una nuova qualificazione giuridica, né vi sarebbe stato bisogno della legge: il volontariato è già previsto e disciplinato dalla legge n. 266/1991; non è neppure volontariato internazionale, perché il servizio civile si svolgerà anche, e soprattutto, all’interno del territorio nazionale; non è una forma di lavoro, e su questo la disciplina giuridica dovrà essere attenta a non creare forme surrogate di lavoro giovanile e nemmeno di ” lavoro socialmente utile “, per il quale esiste una normativa specifica; non è un’obiezione di coscienza, e neppure è una forma diversa di servizio militare.
Eppure rispetto a tutte queste cose il servizio civile presenta elementi di affinità e di contiguità: col volontariato condivide lo spirito di solidarietà che informa entrambi e anche uno stile di attenzione agli altri e all’interesse generale; al volontariato internazionale il servizio civile può e deve fare riferimento per la legge che lo prevede e con la quale deve rapportarsi; con il lavoro condivide alcuni aspetti di retribuzione dell’attività che viene svolta e di formazione professionale che al servizio civile deve essere riconosciuta ai sensi della lettera e) del comma 1 dell’art.1 della legge n. 64/2001; all’obiezione di coscienza il servizio civile è debitore della sua origine, e ad esso deve anche l’impianto organizzativo e gestionale che è stato sperimentato [...]; con il servizio militare, infine, il servizio civile condivide una prossimità più volte sottolineata dalla stessa legge istitutiva». (12)
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NOTE
6) Vedi oltre “I volontari di SCN: un identikit”
Caritas Italiana, a cura di, Una carta d’identità del volontariato.
Materiali e percorsi per la ricerca e la formazione, 2000, Roma, Edizioni Lavoro
7) Caritas Italiana, a cura di, Una carta d’identità del volontariato.
Materiali e percorsi per la ricerca e la formazione, 2000, Roma, Edizioni Lavoro
8) Cecchetti Marcello e Conti Gianluca,
Profili soggettivi del servizio civile: i soggetti coinvolti, le modalità di accesso,
i requisiti di ammissione e la durata del servizio,
in: Rossi Emanuele e Dal Canto Francesco, cura di (2002),
Le prospettive del servizio civile in Italia:
dalla legge n. 64/2001 ai decreti attuativi, Padova, pag. 46
9) Bagnasco A. (2003),
Società fuori squadra. Come cambia l’organizzazione sociale,
Il Mulino, Bologna, p.12.
10) Melucci A. (1991), “L’azione volontaria tra società civile e sistema politico”,
in: Tomai B., Associazionismo, volontariato e nuova cittadinanza sociale,
Cens, Milano.
11) Ambrosini M., (2004)
Per gli altri e per sé. Motivazioni e percorsi del volontariato giovanile,
Milano, Franco Angeli Editore
12) Rossi Emanuele, Alcune indicazioni per un servizio civile serio ed efficace,
in: Rossi Emanuele e Dal Canto Francesco, cura di (2002),
Le prospettive del servizio civile in Italia:
dalla legge n. 64/2001 ai decreti attuativi, Padova, pag. 136